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L’amanti mia è Ciuriddiana, vita di Lucia Migliaccio.

2020-12-11 13:29

Ludum Science Center

Scienza e storia, amanti,

L’amanti mia è Ciuriddiana, vita di Lucia Migliaccio.

Pare che nella storia solo due donne le furono più belle, Elena di Troia e La regina Assira Semiramide

Pare che nella storia solo due donne le furono più belle, Elena di Troia e La regina Assira Semiramide .

Ma se della loro esistenza non siamo sicuri di quella di Lucia Migliaccio ne siamo certi.

Nasce a Siracusa il 18 gennaio 1770 figlia del nobile siciliano Don Vincenzo Migliaccio, 8º duca di Floridia e San Donato, e della nobildonna spagnola Donna Dorotea Borgia e Rau, dei marchesi del Casale.

Appena undicenne, venne data in moglie a Don Benedetto Maria III Grifeo, 8º principe di Partanna e duca di Ciminna. L'uomo più ricco di Sicilia di 14 anni più anziano di lei.

Il matrimonio poi prese atto e venne consumato qualche anno più tardi.

La coppia non si annoiò, Lucia ebbe nove figli, quattro maschi e tre femmine, tre dei quali, purtroppo, morirono. Sicuramente le gravidanze non la toccarono poi molto, visto che la sua bellezza rimase sempre leggendaria.

La posizione sociale di Benedetto III diede a Lucia l’opportunità di frequentare l’Alta Società di Palermo, compresa la Corte Reale durante i lunghi periodi che Ferdinando IV trascorse in Sicilia, e di farsi apprezzare per le sue doti intellettuali, artistiche, e per la sua sfolgorante bellezza.

Il Sacerdote Giuseppe Mendolia nel manoscritto del 1829 “ Memorie dello Stato di Partanna” descriveva la Principessa in questi termini: “ (…) donna di vasti talenti: parlava egregiamente la toscana lingua e la francese, ballava, cantava ed in una parola era adorna di tutti i preggi donneschi; meriti questi uniti ad una bellezza che Iddio conservolle fino all’età di cinquanta anni e oltre ”.

L’appariscente bellezza di Lucia aveva dato adito alle malelingue, che nel corso del matrimonio col Duca Benedetto le attribuivano diverse infedeltà; la più chiacchierata era col Duca di Roccaromana Lucio Caracciolo .

Si dava per certa inoltre la paternità regale della sua ultimogenita Marianna nata nel 1808 (in pieno corso della relazione sentimentale con Re Ferdinando IV, futuro Sovrano del Regno delle Due Sicilie).

Quando nel 1812 Don Benedetto Grifeo morì, Lucia ormai più che quarantenne non perse lo smalto e la gioia di vivere.

Ella, che aveva vissuto con grande sfarzo tutta la vita, non le sembrò vera la proposta di matrimonio avanzata dal vecchio Sovrano Ferdinando , a sua volta “affranto” dalla recente perdita della sua odiata moglie austriaca Maria Carolina che gli aveva reso la vita un inferno con i suoi continui sospetti, l’acida gelosia, la perpetua ingerenza negli affari di Stato.

Non erano passati ancora ottanta giorni dalla morte di Maria Carolina, che il re si fece dare una speciale dispensa arcivescovile per superare il periodo di lutto, così che Ferdinando IV il 27 Novembre 1814 convolava a nuove nozze con la fascinosa Lucia Migliaccio Grifeo alla presenza di due soli testimoni in una privatissima cerimonia nella Cappella Palatina a Palermo.

L’unico a opporsi alle nozze era stato il Principe Francesco (figlio di Ferdinando IV) che aveva tentato di dissuadere il Re, ricordando i tanti pettegolezzi che giravano intorno a Lucia.

Al che il Re aveva risposto al figlio in dialetto: “ Penza ‘a màmmeta, guagliò, penza ‘a màmmeta!” Alludendo ai conclamati trascorsi di Maria Carolina.

Il matrimonio fu di tipo morganico , cioè non prevedeva ne che Lucia diventasse regina ne che eventuali figli potessero essere considerati principi.

La nuova consorte del Re di Napoli si rivelò l’opposto della predecessora Maria Carolina, dove quelle era stata autoritaria e opprimente questa era, docile e conciliante la “floridiana” venne chiamata.

Era finito per il Re l’incubo dell’inflessibilità della moglie austriaca,

Compiacendosi per questa ventata di libertà, andava ripetendo: “ Che bella cosa! – Ho una moglie che mi lascia fare quello che voglio, e un Ministro che mi lascia poco da fare” .

Il tratto caratteristico di Ferdinando era di una certa bontà; non solo si sentiva padre del suo popolo, ma anche amico.

Il Re non provava timore del popolo, perché si sentiva veramente amato .

Lucia fu molto amata dai napoletani, e venne ricordata da tutti come la “ Regina Lucia”.

Ferdinando si rivolgeva alla moglie chiamandola col vezzeggiativo di Lùzia.

Il Re amava intensamente la sua sposa, come pegno d’amore, le intestò Palazzo Partanna con un grande complesso al Vomero denominato “La Floridiana”, corredato da uno zoo con animali esotici, compresi leoni, tigri, canguri; frutto di uno scambio con l’Inghilterra, costato diciotto papiri ercolanensi non ancora svolti.

Inoltre, un diamante talmente grosso della grandezza di una fava!.

Tanto è vero che Lucia pensando fosse uno scherzo lo fece valutare dal suo gioielliere di fiducia, da cui apprese che Ferdinando lo aveva ricevuto dalla suocera Maria Teresa d’Austria madre di Maria Carolina, come dono di nozze.

Nel giorno del suo onomastico Lucia trovò nel suo appartamento un grande braciere d’argento con cenere e fuoco costituiti da dobloni d’oro e d’argento di Spagna, dono di Ferdinando.

Nel 1817 in onore alla sua Lucia Re Ferdinando concesse l’Elevazione di Siracusa a Città Capovalle.

Lucia seguì spesso il marito nei suoi viaggi diplomatici: a Lubiana, Firenze, Roma, e in molte altre Capitali europee.

Non essendo mai al di sotto della dignità di donna del Re, senza titolo di Regina.

La nuova Regina si era data un solo obiettivo: assicurare un degno futuro alla numerosa prole avuta da Benedetto Grifeo; fu considerata sempre un’intrusa per i figli del Re, più di tutti per il Principe Francesco che la ignorò apertamente.

Per tutelarla il Re costrinse il figlio Francesco a firmare un documento in cui si impegnava ad assicurare a Lucia lo stesso tenore di vita fino al resto dei suoi giorni.

Donna Lucia serbò gelosamente il foglio.

Fu un matrimonio felice e per quanto morganatico, cosa che non faceva di Lucia una Regina, ma come tale fu trattata dalla Corte in virtù della sua signorilità, della sua discrezione, della sua gentilezza. Non in ultimo, della sua decantata bellezza.

“Nessuna poteva vantare gli occhi meravigliosi di Lucia, di un fascino classico e vellutato, occhi umidi, come li chiamano i greci, neri come il giavazzo, e in cui la grazia, il sentimento, e la voluttà apparivano fusi armoniosamente, con sguardi che facevano vibrare le fibre più intime e giungevano al midollo delle ossa “così scriveva palesemente turbato lo storico Michele Palmieri.

La morte si prese Ferdinando la mattina del 4 Gennaio 1825 a settantaquattro anni ,

Il grande dolore per la perdita di Ferdinando unito alle furibonde liti con il Marchese Ruffo a causa dei sostanziosi lasciti personali fatti dal Re a Lucia, l’affronto per essere stata scacciata dalla Corte dal nuovo Sovrano, che aveva nei confronti di Lucia moltissimi obblighi, minarono la salute della Duchessa, che a nemmeno quattordici mesi dalla morte del marito, nonostante avesse venti anni meno di lui, si spense a cinquantasei anni.

Ai suoi funerali non presenziò nessuno della famiglia reale .

Una Regina senza corona. Ma con dignità regale aveva saputo mostrarsi degna del grande onore che la sorte le aveva riservato.

Un anonimo poeta siciliano forse prevedendo la nascita di tale bellezza aveva scritto due secoli prima :

Vogghiu cantari a Biliciota,

lu camminari di ‘na Lintinisa,

la Catanisa ‘nterra non ci posa,

china di curtisia l’Austanisa,

la Miliddisa mi pari ‘na rosa,

tutta pumpusa la Sarausana,

e si ppi sorti lu me’ cori vola,

sempri l’amanti mia è Ciuriddiana.

Fonti : altaterradilavoro. Com :- LUCIA MIGLIACCIO GRIFEO: LA SPOSA DEL RE di Lucia di Rubbio; panoramasicilia. Net ; wikipedia. Com

 

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