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I Giganti SICILIANI

2021-03-03 15:50

Ludum Science Center

Scienza e storia,

I Giganti SICILIANI

Le storiche leggende che ci narrano di giganti in terra siciliana hanno radici davvero profonde e iniziano con l'origine mitologica dell'isola.

Le storiche leggende che ci narrano di giganti in terra siciliana hanno radici davvero profonde e iniziano con l'origine mitologica dell'isola.

Dovuta alla lotta senza quartiere che alla fine vede la sconfitta del gigante Tifeo, costretto per sempre a sostenere il peso di un’isola, la Sicilia. Il mito tende a spiegare in questo modo il motivo delle continue eruzioni dell’Etna e i non pochi movimenti tellurici di questa terra. Tifeo è figlio di Tartaro, personificazione degli Inferi e di Gea, la Madre Terra. Il gigante è orribilmente mostruoso, con una voce rimbombante e centinaia di teste di drago.

Da quando è nato viene destinato dalla madre ad una lotta senza quartiere contro Zeus colpevole di aver sconfitto i Titani, anch’essi figli di Gea. Nel corso di uno dei tanti combattimenti fra i due, Tifeo fugge verso oriente per riordinare la sua strategia. Arriva così ai limiti del territorio siriano e si ferma in attesa. Ricomincia la lotta con Zeus, ma questa volta il gigante strappa l’arma dalle mani del Re degli dei. Con questa taglia i tendini dei piedi e delle mani di Zeus, poi lo scaraventa dentro una grotta in Cilicia, distretto sulla costa sud orientale dell’Asia Minore. Il Re del Pantheon greco riceve però l’aiuto di Hermes e Pan che ritrovano i suoi tendini, lo rimettono in sesto e lo riportano sull’Olimpo, pronto a ricominciare il confronto.

Forse Tifeo avrebbe vinto ancora una volta, ma il fato ci mette lo zampino. Sul monte Nisa le Moire (le tre filatrici, le Klothes, rappresentanti il destino) lo rifocillano con frutti solitamente destinati ai mortali: lui, creatura divina, al contatto diretto con quel cibo, inizia a perdere le forze. Zeus approfitta subito dell’occasione e ferisce profondamente il gigante che inizia a perdere tantissimo sangue (da quel momento il monte dove si è svolta quest’ultima fase della lotta, viene chiamato Emo, sangue in greco). Tifone fugge in Sicilia, ma il Re degli dei lo insegue e lo imprigiona per sempre sotto l’Etna.

La tradizione popolare vuole che Tifone sostenga la Sicilia in una sorta di crocifissione. In questo modo bisogna infatti immaginare il corpo del gigante, supino, con la testa verso est, i piedi verso ovest e le due braccia tese perpendicolarmente al corpo lungo l’asse nord-sud: Tifone sorregge Messina con la mano destra, Pachino con la sinistra, Trapani gli sta poggiata sulle gambe e il cono dell’Etna sta proprio sulla sua bocca, rivolta verso l’alto. Ogni volta che si infuria, Tifeo fa vomitare fuoco e lava dall’Etna e ad ogni suo tentativo di liberarsi dal legame eterno, ecco che si scatenano i terremoti.

Ma le storie di giganti siciliani non finiscono qua. Vicino a Palermo, nella piana del Luparello, la leggenda vuole che si trovino le ossa calcificate di questi mostri. In una grotta a 130 metri sul livello del mare i paleontologici hanno rinvenuto delle scatole craniche simili a quelle umane, ma decisamente più grandi e con un foro frontale che pareva essere l’alloggio dell’unico occhio dei ciclopi.

Ma si è scoperto che le ossa craniche erano appartenute agli elefanti nani preistorici abitanti dell'isola.

Ma di giganti la Sicilia pare fosse piena, nei pressi dell'attuale Selinunte, in provincia di Trapani, vivevano un tempo due popolazioni di Giganti: i Feaci e i Lotofagi, originari rispettivamente dell'attuale Camarina e dell'attuale Corfù.

A Selinunte trovarono un territorio fertile ed ideale per le inclinazioni di entrambi: i Feaci infatti, erano abili navigatori, mentre i Lotofagi erano dediti alla pastorizia e all'agricoltura, e si nutrivano soltanto del frutto del Loto. Insieme ai giovani giganti, viveva una anziana "gigantessa", l'unica in grado di tessere armature e abiti di lana per i figli giganti: nessuna giovane era infatti riuscita ad apprenderne i segreti. In realtà, pare che il segreto dell'abilità della vecchia fosse nello strumento che utilizzava: il suo "fuso" per filare la lana, alto oltre 16 metri e con un diametro di 10, era infatti costruito con i massi infrangibili dei primi titani, Urano e Gaia, che utilizzarono per costruire le proprie dimore. E' per questo che la anziana gigantessa era così gelosa del suo strumento e non voleva assolutamente che altri lo usassero. Scoperta la cosa, le giovani giganti andarono in collera, e tentarono di distruggerle il Fuso. Non vi riuscirono, ma la vecchia morì per il dolore. Da allora, i giganti furono costretti a girare ignudi o a coprirsi con pelli non lavorate di animali. E "Lu Fusu di la Vecchia", resiste ancora oggi, tra le rovine di giganteschi templi andati in frantumi, ancora completamente intatto.

Oltre a questi altissimi energumeni non scordiamoci i ciclopi e i “fondatori” di Messina , la donna bianca di nome Mata ed un guerriero nero di nome Grifone.

In Sicilia può accadere anche che enormi ossa vengano venerate come reliquie di un santo gigantesco, magari proprio uno dei ciclopi che la gente credeva popolassero l’Isola, nella notte dei tempi. Due di queste ossa, a loro modo uniche in Sicilia, si trovano nella sagrestia del Duomo di Petralia Soprana, sulle Madonie. Ovviamente non si tratta di ossa di qualche creatura leggendaria e santa, ma di enormi costole di un colossale cetaceo con tracce di taglio e fori circolari, sicuramente opera dell’uomo.

Dove siano andati a finire questi giganti siciliani restano varie ipotesi leggendarie e tutte con una loro storia da cuntari (magari lo faremo) .

Comunque la storia dei siciliani curti e niuri dovrebbe essere ampiamente rivista.

Fonti grifeo.it; travel365.it/giganti-sicilia-luoghi-del-mito.htm

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